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Sui sentieri della libertà

  • 25
    2023
    Apr
    9:36 am
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In questi giorni di stomachevoli polemiche, come quando la seconda carica dello Stato si permette di dire che il battaglione di SS in via Rasella era formato da vecchi musicisti in pensione…Ecco, per sfuggire da questo clima nauseante come FIOM-CGIL Milano abbiamo deciso di ripercorrere i sentieri che hanno condotto questo paese alla libertà e alla democrazia, cioè il contrario di quanto fatto dalla dittatura fascista.

All’alba del ’43, con le disfatte militari, il paese ridotto alla miseria, bombardato e con due eserciti di occupazione, tedeschi al nord e gli angloamericani al sud, i tedeschi con l’aiuto dei fascisti sfruttavano e razziavano tutto ciò che il paese poteva offrire, dall’industria pesante all’agricoltura. Tutto era volto al sostegno bellico dell’esercito occupante tedesco.

Il tentativo di reclutare con la forza e ricomporre una sorta d’esercito fantoccio al servizio dei tedeschi da parte dei gerarchi fascisti, il cosiddetto “bando Graziani”, dove si veniva costretti all’arruolamento per le brigate nere, pena la morte o la deportazione .

Ecco mi vorrei soffermare un attimo su questa consapevolezza: il non rispondere sì all’arruolamento coatto era una condanna a morte ed i giovani, gli operai, i reduci dalle infauste campagne avevano fatto questa scelta consapevolmente, consapevoli che dal quel momento sarebbero stati etichettati come “ricercati” e quindi costretti a fuggire di casa. Ma per andare dove?

Dai centri industriali in pianura, i primi nuclei di sbandati e fuggitivi si ritrovarono sulle montagne. Per quanto riguarda la città di Milano, erano tre le vie di fuga: per il nord-est della città, erano le montagne del lecchese; per il nord-ovest, erano le montagne del lago Maggiore; per il sud l’Oltrepò Pavese.

Per il nostro ultimo sentiero partigiano, abbiamo scelto la zona del lecchese, per la precisione la zona delle Grigne. Era una zona strategica poiché vicina ai grossi centri industrializzati e quindi più agevole per i rifornimenti; in più, con lo sbocco che portava alla Svizzera.
Bisogna dire una cosa però: se questa via era agevole per i fuggitivi, lo era anche per gli inseguitori…

Nell’ottobre del ’44, iniziarono due grossi rastrellamenti in Valsassina: i fascisti delle brigate nere ed i nazisti misero a ferro e fuoco tutta la valle. Fucilazioni, saccheggiamenti, incendi e deportazioni, per i ribelli non c’era quartiere, l’unica via era sganciarsi e salire in vetta per poi ridiscendere, per poi risalire e combattere con le poche armi che avevano a disposizione.
Gli stessi sentieri furono ripercorsi ad aprile del ’45 fino alle città, ma stavolta a fuggire non erano i ribelli. Noi abbiamo ripercorso questi sentieri nel tentativo di ricordare doverosamente chi ha dato la vita facendo una scelta e riconsegnando la libertà alle future generazioni: una scelta partigiana!