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Sciopero in Lobo e non solo…

  • 07
    2023
    Mar
    4:07 pm
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La Lobo Cornaredo è uno stabilimento di circa 250 addetti che fa parte del Gruppo Fontana, circa 5000 addetti in tutto il mondo, Italia ma anche Stati Uniti, Messico, Brasile, India.

Insomma, una multinazionale che produce viti e bulloni per auto e industria, leader nel suo settore con braccia e gambe in giro per il mondo, ma testa saldamente ancorata in Brianza, da dove la famiglia Fontana guida da generazioni con un piglio che, ogni tanto, è quello dei “padroni” di una volta. Complici le pessime leggi sul lavoro che si sono succedute negli ultimi anni, anche in Lobo si è cominciato ad utilizzare in maniera più importante che in passato il lavoro somministrato. Come RSU abbiamo sempre cercato di far sentire questi lavoratori parte della famiglia, colleghi esattamente come gli altri, parlandoci, coinvolgendoli, ascoltandoli e cercando di informarli ed aiutarli, consapevoli della natura comunque incerta e più ricattabile di questa forma di lavoro. Recentemente abbiamo dedicato un’assemblea solo a loro con il supporto della Fiom e della Nidil, la categoria Cgil del mondo somministrato, che svolge per questi lavoratori di ogni categoria un importante servizio di supporto forse ancora poco conosciuto. Insieme abbiamo poi organizzato una giornata/sportello in cui Rsu e Nidil hanno incontrato uno ad uno quei colleghi somministrati che volevano essere ascoltati, fare domande e ricevere risposte.

Il progetto è quello di rendere strutturale questa giornata sportello in cui, una volta al mese, con la presenza di un funzionario Nidil, incontreremo i lavoratori somministrati per stare sempre sul pezzo e supportarli fino al giorno in cui, si lavora in questo senso, possano essere a tutti gli effetti lavoratori Lobo. Alla fine di gennaio la Lobo è entrata in stato di agitazione.

Sabato 28 sciopero dello straordinario e lunedì 30 sciopero di un’ora per tutti i turni In Lobo ogni tanto siamo abituati ad iniziative a supporto di rivendicazioni, in questa occasione abbiamo ritenuto di dover dire la nostra e farci sentire proprio su questo tema, la somministrazione. In particolare sulle modalità e sui tempi di trasformazione in contratti stabili, indeterminati a favore di lavoratori che per mesi hanno svolto con impegno il loro lavoro. La miccia che ha acceso le polveri è stata la mancata conferma di due colleghi somministrati che, dopo un anno di rinnovi, l’azienda ha deciso di lasciare a casa. Come Rsu abbiamo immediatamente richiesto motivazioni che, a nostro giudizio, sono state assolutamente inaccettabili, pretestuose e soprattutto in contrasto con quel piagnisteo continuo che si sente anche da noi sulla difficoltà di trovare lavoratori e di formarli.

Un giovane ed un cinquantenne padre di famiglia, che per un anno intero hanno lavorato con impegno per imparare un mestiere nuovo e che per tutti questi mesi sono stati ritenuti all’altezza del compito, si è improvvisamente deciso che non fossero più meritevoli e messi alla porta senza troppi complimenti, senza nemmeno due parole, ma semplicemente facendogli comunicare la decisione dalla loro agenzia.

No, non era possibile far passare in silenzio una decisione di questo tipo, non si tratta di semplice solidarietà nei confronti di lavoratori più deboli, ma della volontà di far sapere all’azienda che così non va, che certe scelte fatte in questo modo hanno delle conseguenze, che le aziende perdono di credibilità quando si lamentano di non trovare lavoratori ma poi li scartano come nulla fosse quando arriva il momento di passare a forme stabili, quando si decide di valutare un uomo con strani decaloghi che poco hanno a che vedere con la professionalità e tanto con il mero interesse del momento, senza minimamente considerare le conseguenze sulla persona, che è uomo o donna prima che lavoratore. 

Insomma, con la nostra agitazione abbiamo voluto esprimere alla nostra azienda tutto il nostro disappunto su di una decisione sbagliata, anche se consentita dalle norme, mentre ai colleghi costretti a lasciarci tutta la nostra vicinanza e a quelli rimasti il messaggio che non sono soli.
Perché è a questo che serve il sindacato, stare vicino ai più deboli con i fatti e la mobilitazione quando serve.