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Europe for Peace. Un messaggio contro la guerra dalla Piazza del 5 novembre

  • 07
    2022
    Nov
    4:50 pm
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Come quando con la mano si cerca il cuore sul petto, per coglierne il battito, per trovarne il segnale, così la manifestazione “Europe for Peace” ha rappresentato all’Italia e all’Europa la vitalità del movimento civile italiano contro la guerra.

La manifestazione ha colorato le strade di Roma lo scorso 5 novembre ed è culminata in Piazza S.Giovanni, affollata di così tante persone che riusciva impossibile abbracciarle tutte con lo sguardo (… eravamo centomila!).

Il movimento contro la guerra esiste. E non può essere distorto e ridotto, con facile cattiveria, a una presa di posizione favorevole alla logica di potenza della Federazione Russa. La piazza di S. Giovanni ha respinto e condannato l’aggressione assurda di Putin nei confronti dell’Ucraina.

Questa aggressione ha spezzato i progetti di vita di singoli e comunità; ha sottratto la pace a chi – povero e fragile – aveva nella pace l’unica forza per combattere le proprie battaglie.

In altri termini, Europe for Peace ha testimoniato l’irriducibilità del grido per la pace a quella narrazione falsante, secondo cui la richiesta sofferta di un cessate il fuoco, e di un tavolo negoziale per l’Ucraina, coinciderebbe con il disbrigo, con la “svendita” dei valori di libertà e democrazia di cui l’Occidente si proclama campione.


Il messaggio della piazza è stato del tutto diverso. La pace e la vita sono stati indicati a valori superiori. E di conseguenza, è stato riconosciuto che l’affermazione dei bisogni di sicurezza e convivenza non può reggersi sulla pratica opposta: quella delle armi, quella della prosecuzione del conflitto.
Europe for Peace, allora, ha interrogato proprio chi oggi invoca il diritto all’esistenza dell’Ucraina e il valore della sua resistenza, per sostenere il prosieguo degli scontri e l’invio di nuove armi.
I manifestanti hanno chiarito che, se l’albero è figlio del proprio seme, anche la pace dovrà poter nascere dal dialogo con chi è “altro da noi”.

Questi messaggi e questi argomenti sono stati scanditi dal palco del 5 novembre verso un piazza affollata e unita pur nella propria pluralità. L’allegria e la dignità della giornata, del resto, ha potuto contare sull’affluenza impetuosa di molte e diverse organizzazioni collettive, fra le quali la CGIL e le sue federazioni hanno fatto  quasi da “gigante gentile”.


Il sindacato ha mobilitato le proprie iscritte e i propri iscritti con parole d’ordine chiare: di solidarietà, e di riconoscimento della consonanza delle lotte del lavoro con ogni lotta volta a sostenere, oltre i confini degli Stati, gli sforzi degli offesi, di coloro che hanno bisogno di darsi forza l’un l’altro ed esprimersi nel collettivo per ritrovare libertà.
La FIOM c’è stata, e dentro di lei la FIOM di Milano, la quale ha contribuito a tenere alto un certo tratto dell’identità milanese.
Questo tratto d’identità (… e chissà se i lettori concordano!) sta probabilmente nelle seguenti cose: non accettare a priori le verità imposte; sentire poi la spinta a mettersi in ricerca, a utilizzare l’intelligenza di ciascuno per progettare e realizzare soluzioni concrete, in grado però di sostenere una pratica dei rapporti sociali generativa, e di salvaguardia e promozione del bene comune.

Bandiere Pace