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Curare il mondo: il movimento per il clima e quello dei lavoratori

  • 26
    2022
    Ott
    12:04 pm
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Il movimento di FridaysForFuture nasce in risposta all’inazione degli Stati alla situazione di crisi climatica denunciata in modo sempre più preciso dagli scienziati.

A partire dall’autunno 2018 nei paesi del nord Europa tantissimi e tantissime giovani si riuniscono in presidio davanti a comuni delle proprie città o parlamenti dei propri paesi, seguendo l’esempio di Greta Thumberg che a partire da agosto 2018 aveva iniziato a scioperare a scuola ogni venerdì, recandosi davanti all’istituzione più vicina a casa sua: il Parlamento di Stoccolma.
I presidi diventano rapidamente grandi manifestazioni che attraversano nell’inverno del 2018 Berlino e Bruxelles e il 15 marzo 2019, in occasione del primo sciopero globale per il clima, raggiungono tutte le città del mondo.
FridaysForFuture in quell’occasione dichiara che solo in Italia quel giorno siano scese in piazza circa un milione di persone.
Dopo le manifestazioni in tutto il mondo nascono gruppi locali di FridaysForFuture dove le persone discutono e si organizzano. La democrazia del movimento avviene nelle “chat telegram” nazionali e internazionali dove ogni città esprime i propri referenti.
In occasione del secondo sciopero globale per il clima del 24 maggio, il movimento chiede “Giustizia Climatica”; chiede di intervenire urgentemente con politiche pubbliche per eliminare entro il 2030 ogni emissione di CO2 e di farlo nel modo giusto, facendo pagare il costo della transizione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici a chi è più ricco, evitando l’impatto sociale della crisi climatica.
Durante la pandemia il movimento lancia la campagna “Ritorno al Futuro”, supportata dalle più grandi associazioni ambientaliste, dalla CGIL, dalle associazioni studentesche, dall’Arci e tante altre organizzazioni sociali. L’appello, sottoscritto anche da oltre 300 scienziati, propone al governo italiano un vero e proprio piano di azione per la giustizia climatica.
Le proposte vengono sintetizzate in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche e dello sciopero globale per il clima del 23 settembre 2022, quando FridaysForFuture lancia a tutte e tutti i candidati un’agenda climatica in cui propone interventi su cinque direttrici e nella quale il capitolo sul lavoro è sicuramente degno di nota per “Forza Lavoro”.
Per FridaysForFuture “La partecipazione politica è un privilegio di chi non viene sfiancatə dal proprio lavoro ogni giorno. Il potere contrattuale di lavoratrici e lavoratori è stato aggredito da cambiamenti istituzionali. Alla crescita economica e produttiva non è corrisposto un aumento dei salari, mentre gli orari di lavoro sono diventati sempre più totalizzanti e le condizioni di lavoro precarie.
Se la crisi climatica rischia di farci vedere la fine del mondo come lo conosciamo, per molti/e ciò che non si vede è la fine del mese. Per convertire l’attuale sistema produttivo, sarà necessario che la decisione su come, quanto, ma soprattutto se produrre passi anche per chi lavora. Dovremo inoltre liberare il tempo dal lavoro e il lavoro dal ricatto della disoccupazione per una giustizia climatica, sociale e lavorativa.”
Partendo da questa premessa FridaysForFuture propone di ridurre l’orario di lavoro a parità da salario da 40 a 32 ore settimanali e di avviare il “Job Guarantee”, un programma pubblico attraverso cui lo Stato si impegna a garantire, per ogni individuo in età lavorativa, l’accesso a un lavoro che sia ben retribuito e sicuro, dotato di tutele sindacali e pieni diritti.
“Lavorare meno per lavorare tutti” per il FridaysForFuture non è solo un vecchio slogan del movimento sindacale, ma l’unica strada per realizzare la giustizia climatica ed impedire la catastrofe sociale.
Per il movimento solo la riduzione della produzione e la radicale trasformazione dei processi produttivi, la riduzione delle ore di lavoro, la redistribuzione dei profitti e un forte intervento pubblico nelle politiche industriali volto alla transizione ecologica e alla creazione di nuovi posti di lavoro ci possono permettere di uscire dalla crisi sociale e climatica in cui ci troviamo.