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Cos’è un tutor all’interno di un PCTO?

  • 11
    2023
    Mag
    3:03 pm
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Quando pensiamo ad un progetto di PCTO dobbiamo immaginarci due figure di riferimento per lo studente che sta intraprendendo il percorso.
La prima figura che bisogna considerare è quella del tutor scolastico.

Il tutor scolastico è quella figura che gestisce i percorsi PCTO di tutti, o quasi tutti, gli studenti di un istituto scolastico. Il ruolo viene assegnato, su base volontaria, ad un docente dell’istituto in seguito ad un colloquio con il dirigente scolastico, il quale deve verificare l’idoneità del candidato al ruolo, considerando le eventuali esperienze pregresse e le competenze personali (non è prevista alcuna preparazione specifica).
Il candidato viene poi selezionato e da quel momento esso prende a proprio carico il fardello dei PCTO. C’è da dire che, purtroppo, il ruolo di tutor scolastico, è una posizione poco ambita dai docenti delle scuole italiane. Questo, generalmente, per via della massiccia mole di lavoro che questo impegno porta. Infatti, il docente tutor non si occupa solamente della gestione dei percorsi PCTO dei singoli studenti e delle attività proposte, ma si occupa anche del contatto diretto con le aziende o le associazioni che ospiteranno gli studenti per il percorso. Tuttavia, quando si riesce a mandare un ragazzo in azienda, la responsabilità dello studente passa sotto la seconda figura che vedremo più avanti, il tutor formativo esterno, anche detto “tutor aziendale”.
Un professore (tutor scolastico/referente PCTO) di un istituto tecnico informatico milanese, rispondendo alla domanda “Le aziende sono propense a ricevere gli studenti in stage PCTO?”, afferma che: “Le aziende si sono accorte che non riescono a reperire risorse, di conseguenza hanno abbassato il target”. Questo perché sapendo che un laureato in ingegneria informatica ha la forza di imporre condizioni durante la fase di assunzione, preferiscono selezionare i futuri dipendenti fin da giovani in modo tale da assicurarseli al termine del percorso di studi.
Nonostante questo interesse da parte delle aziende, la loro selezione non è per niente semplice, questo per via della scarsa quantità di strumenti forniti dall’Istituto scolastico. Infatti, spesso, per individuare un’azienda candidabile al ricevimento degli studenti, i tutor scolastici si devono affidare unicamente ai propri contatti e, in alcuni casi, alle conoscenze dei ragazzi a cui viene data la possibilità di proporre, di loro iniziativa, un’attività.

Alla domanda: “Durante la selezione delle aziende si prediligono le piccole/medie imprese oppure le grandi aziende e le multinazionali?”, i tutor interrogati hanno concordato sul fatto che purtroppo, al momento, la possibilità di fare una scrematura di questo tipo non è assolutamente possibile. Tuttavia, quando si presenta l’opportunità di scelta, preferiscono indirizzare i ragazzi all’interno di realtà più concentrate informali, come quella delle piccole imprese, rispetto al dispersivo e formale ambiente di una grande azienda. Questo soprattutto per via dell’approccio di quest’ultime, le quali, spesso, propongono agli studenti delle attività più simili a corsi paralleli, rispetto al maggiore coinvolgimento che può, naturalmente, proporre una realtà più ristretta. Di fatto, come anticipato, questa operazione non è sempre fattibile e di conseguenza i ragazzi si trovano, di frequente, a compiere attività che non permettono loro di sviluppare concretamente una competenza che possa aiutarli ad affrontare con successo il brusco passaggio dalla realtà scolastica che, ricordiamo, è una realtà “protetta”, al mondo del lavoro.

Come vengono gestiti i ragazzi in azienda?
Una volta mandati in azienda, i ragazzi passano sotto la responsabilità del tutor aziendale.
Il tutor aziendale non è altro che quella figura, solitamente un dipendente, deputata al coinvolgimento degli studenti nelle attività proposte e alla personificazione di un riferimento costante per essi all’interno del contesto lavorativo. Più concretamente, il tutor formativo esterno si occupa di organizzare, concordandosi precedentemente con il tutor scolastico, il percorso a cui lo studente sarà destinato. Tuttavia, prima di ricevere i ragazzi, l’azienda dovrebbe assicurarsi che essi abbiano assorbito tutte le nozioni necessarie per vivere l’esperienza in totale sicurezza.
Solitamente questa verifica viene effettuata tramite la richiesta, al tutor scolastico, di un “attestato di formazione sulla sicurezza” che, teoricamente, ogni studente è tenuto a possedere prima che i percorsi di PCTO possano coinvolgerlo. Questo aspetto, purtroppo, viene spesso trascurato da parte delle aziende.
A riguardo, un tutor scolastico afferma che “solitamente non viene richiesto, anche perché spesso non lo sanno” (le aziende). Di fatto questa è una mancanza piuttosto ingombrante che ha lasciato dietro di sé una scia di sangue che solo negli ultimi anni è stata evidenziata, ma che esiste da molto più tempo.
Così come segnala orizzontescuola.it, in Italia dal 2017 al 2021 – tenendo presente che dal 2020 in poi, a causa del Covid, vi è stata una contrazione di presenza di ragazzi nelle aziende per motivi legati alla pandemia, sono stati denunciati 296.003 infortuni e 18 morti.
Purtroppo, soprattutto da parte dei soggetti che dovrebbero essere promotori di queste iniziative, è stato steso un enorme velo d’ignoranza che sta portando a numerose, troppe, mancanze. Questo non permette agli studenti di vivere al pieno un’esperienza “fondamentale” per la propria formazione.
Se davvero riteniamo che mandare i ragazzi in azienda, facendo perdere loro preziose ore all’interno delle aule, per far pregustare il chiaro futuro (!) che li attende una volta scaraventati fuori dalla scuola sia un buon modo per prepararli, perlomeno facciamolo in modo consapevole e senza che essi escano dalla loro aula con il dubbio di poterci tornare.