Forza Lavoro Body Wrapper

3. La fabbrica della consulenza in Italia

  • 03
    2022
    Nov
    8:11 am
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In Italia il comparto della consulenza genera un fatturato di oltre 5,1 miliardi di euro, è composto da oltre 24.700 imprese e impiega oltre 52mila addetti. A presentare i dati del settore è Assoconsult, l’associazione che rappresenta le imprese di management consulting, in un rapporto, pubblicato lo scorso agosto, che analizza l’andamento del settore nel 2021.

L’analisi dei dati realizzata dall’osservatorio dell’associazione ha evidenziato un settore polarizzato tra molte micro aziende e poche grandissime imprese di consulenza che nell’ultimo decennio hanno mostrato andamenti differenti. Nel 2021 si registrano 36 grandi società con più di 50 addetti: generano il 60% del fatturato del settore. Il loro peso sul comparto è cresciuto: nel 2010 rappresentavano solo il 41% del fatturato. Le micro imprese sono invece quasi 21.500: hanno meno di tre addetti e realizzano poco meno del 16% del fatturato. Nel 2010 il loro peso sul fatturato del settore era pari al 30%. Le società di medie dimensioni sono invece 460: impiegano tra i 10 e i 49 addetti e generano oltre il 12% del fatturato. Le piccole imprese, tra 3 e 9 addetti, sono oltre 2.700 e realizzano poco meno del 12% del fatturato. Nel 2010 generavano il 16% del fatturato del settore.

L’andamento del settore
Secondo Assoconsult, a partire dal 2010 il settore della consulenza è cresciuto a un tasso medio del 5,4%. Lo sviluppo del comparto è stato dovuto in modo principale alle società di grandi dimensioni che, mediamente, hanno aumentato il proprio fatturato dell’8,8% ogni anno. Nel 2021 il settore ha registrato un aumento del fatturato complessivo (5,1 miliardi di euro) pari al 10,9% rispetto all’anno precedente. Le grandi società di consulenza hanno chiuso il 2021 con una crescita del 10,2% rispetto al 2020, anno nel quale era stato registrato il +3,5%. Le medie imprese hanno rilevato una ripresa del 12,2%, dopo che nel 2020 avevano avuto una perdita del 3,8%. Sempre nel 2021 le piccole e le micro società sono cresciute rispettivamente del 10% e del 13,1%.
Nel 2022, secondo le stime di Assoconsult, il settore potrebbe crescere ulteriormente dell’11,4%. Nelle previsioni per l’anno in corso, le grandi società accelererebbero ulteriormente il loro tasso di crescita circa dell’11,5%. Per le medie imprese si prevede una crescita del 10,1% e per le piccole società un aumento del 12,4%.

Le Big Four in Italia
PricewaterhouseCoopers, Ernst & Young, Deloitte e KPMG costituiscono le cosiddette “Big Four”, le principali società al mondo che offrono servizi di consulenza mista, dalla revisione dei bilanci fino alla consulenza strategica e operativa. Oltre alla “società madre”, hanno sede in decine di Paesi dove si trovano le loro società controllate.
Nel 2021 la Deloitte Consulting S.R.L. S.B. (società che ha per oggetto la prestazione di servizi di consulenza strategica e organizzativa) ha registrato in Italia un utile di esercizio (il risultato economico dell’attività aziendale, cioè la differenza tra i ricavi e i costi nel periodo considerato, ndr) pari a 32.279.280 euro, come si rileva dal bilancio di esercizio al 21 maggio 2022 e depositato presso la Camera del lavoro di Milano che Forza Lavoro ha verificato attraverso una visura camerale.
La KPMG S.P.A. (società che offre servizi di revisione contabile) nel 2021 ha ottenuto un utile netto pari a 14.152.854 euro, così come si rileva nel bilancio di esercizio al 30 settembre 2021. 
La PWC Advisory S.P.A. (società che fornisce servizi di revisione, consulenza strategica, legale e fiscale) nel 2021 ha avuto un utile netto pari a 14.814.221 euro, così come risulta nel bilancio di esercizio al 30 giugno 2021.
Ernst & Young S.P.A. (società che fornisce servizi di revisione e organizzazione contabile, fiscalità, transaction, cioè transazioni finanziarie, e advisory, vale a dire attività di consulenza finanziaria e pianificazione degli obiettivi aziendali) nel 2021 ha registrato un utile pari a 2.844.101 euro, così come rilevato dal bilancio di esercizio chiuso al 30 giugno 2021.

Le aree di intervento
Secondo l’analisi di Assoconsult, nel 2021 i progetti legati all’IT (Information Technology) e alla strategia sono stati le tipologie di consulenza più richieste sul mercato italiano: solo questi due comparti nel loro complesso hanno generato poco più del 40% del fatturato. A livello di quote di mercato, hanno presentato trend differenti: l’area IT (che comprende anche ambiti legati alla trasformazione digitale che vanno oltre l’Information Technology), registrando una leggera flessione, è passata dal 23,6% nel 2020 al 23,1% nel 2021 ma in valore assoluto è cresciuta del 7,9%. 
La strategia invece è salita dal 17% nel 2020 al 17,9% nel 2021 con una crescita in valore assoluto pari al 15,7%. I progetti di consulenza legati a “Risk & Compliance”, “Operations” e “Finance” hanno presentato dimensioni simili sebbene nel 2021 abbiano avuto andamenti diversi. “Risk & Compliance” ha registrato una crescita in valore assoluto pari al 17,2% e come quota di mercato è passata dal 13% del 2020 al 13,8% nel 2021.
I settori “Operations” e “Finance” hanno visto ridursi la propria quota di mercato: “Operations” è scesa dal 13,7% al 13%, “Finance” è scesa dal 12,9% al 12,5%. Le aree delle “Risorse Umane e Change Management” e “Formazione” hanno registrato entrambe una limitata crescita di fatturato (attorno al 5%). Le loro quote di mercato sono passate rispettivamente dal 7,7% al 7,4% e dal 4,1% al 3,8%. Il settore “Marketing” ha registrato il tasso di crescita più elevato (+20,3%) rispetto al 2020. La sua quota di mercato è salita dal 6,1% al 6,6%.

La presenza nel settore pubblico
Gli interventi delle aziende di consulenza sono richiesti anche nel settore pubblico che nel 2021 ha acquistato oltre 468 milioni di euro di servizi. Il 57,1% è stato acquistato dalle amministrazioni centrali e il 31,1% da quelle locali, mentre l’11,8% in ambito sanitario. La domanda di consulenza da parte delle amministrazioni centrali e delle aziende sanitarie (aumentata del 13,7% e dell’11,3%) è stata principalmente soddisfatta dalle grandi società che coprono tra il 77,5% e l’89,2% della consulenza destinata a queste categorie di clienti. Inoltre le grandi società intervengono sui progetti delle amministrazioni locali, ambito in cui le piccole società mantengono la quota del 44,3%. (3-continua)

Il glossario del consulente

BODY RENTAL

Espressione in lingua inglese, ma utilizzata in questa forma soltanto in Italia, composta da “body” (corpo) e “rental” (prestito). Definisce l’“affitto” da parte di una società dei suoi lavoratori ad aziende terze per un singolo progetto. È presso queste aziende terze che il lavoratore “prestato” si recherà ogni giorno a lavorare, sapendo però di “appartenere” contrattualmente alla società di provenienza. Una sorta di catena di subappalto, definito anche il “caporalato degli informatici” dal momento che garantisce alle aziende diversi vantaggi tra cui la flessibilità e un contributo specializzato per un tempo definito, ma che penalizza il lavoratore. Spesso infatti accade che la risorsa venga pagata ad esempio 10 dalla società, che la vende poi a 15 a un’altra, che magari la rivende a un’altra ancora a 20. In questo modo i costi fissi della società risultano inferiori e rendono l’azienda più appetibile se quotata in borsa o agli occhi di potenziali investitori.

TIME AND MATERIAL

Si tratta di una categoria di contratti, di cui fa parte anche il body rental, in cui si prevede che la tariffa pagata dall’azienda cliente venga calcolata in base al tempo di permanenza del lavoratore in azienda e all’utilizzo delle risorse. Per rendere un’offerta più appetibile agli occhi del cliente, quindi, può succedere che la società di consulenza estrometta dalla commessa un lavoratore più senior, di maggiore esperienza (e quindi più costoso), in favore di un dipendente più giovane, meno costoso, magari affiancato da un collega più esperto che però non fattura ore sulla commessa del cliente. Questo significa mettere a disposizione il “time and material”, ovvero il tempo e la forza lavoro necessari rispetto al budget offerto e non al problema da risolvere. Il risultato di questo meccanismo distorto è che spesso le figure selezionate non sono adeguate alla complessità o alla mole di lavoro.

SENIORITY

Un termine che ricalca il concetto di “anzianità” professionale ma si spinge ben oltre. La seniority è il criterio per valutare l’adeguatezza di un candidato o comunque di un dipendente per l’assegnazione di un determinato compito. Si articola attraverso l’esperienza pregressa ma anche la quantità e la qualità delle prestazioni che può effettuare, oltre alla capacità o meno di assumere ruoli di responsabilità, magari di un team o di processi lavorativi in generale. All’interno di un’azienda la seniority di un dipendente può essere di vario livello (alta, media, bassa e via dicendo).

UNBILLED

Si definiscono unbilled i disoccupati tecnici, ovvero chi è assunto dalla società di consulenza ma momentaneamente non si trova associato a un progetto specifico di un cliente e quindi non fattura le ore al cliente. Il consulente solitamente lavora sempre per commessa di un cliente terzo, e quindi porta valore alla società attraverso l’assegnazione a un progetto del cliente, definito billable, “fatturabile”. Il lavoratore unbilled (che significa “senza conto, senza fattura”) tecnicamente lavora, ma formalmente no perché non si sta occupando di un progetto e quindi non scarica il costo del lavoro sul cliente, arrivando a rappresentare un costo per la società stessa. Una figura può essere unbilled perché ha appena concluso un progetto ed è in attesa di una riassegnazione, oppure in maniera meno trasparente è unbilled perché viene “punita”, abbandonata in una sorta di limbo, diventando progressivamente un peso per l’azienda e trasformandosi in una figura sacrificabile in caso di necessità. Un esempio può essere rappresentato da un collega senior, quindi costoso, che non viene assegnato a una commessa ma incaricato di formare e seguire un collega più giovane ed economico. Queste persone, pur lavorando facendo formazione, non sono billable perché non risultano nei costi del cliente. In questo modo non vengono aiutati a crescere, sono valutati meno e quindi vengono esclusi da progressi professionali e gratificazioni.

INTIMACY

Tradotta “intimità”, “vicinanza” con il cliente, l’intimacy definisce il rapporto creato con il cliente, il quale definisce in modo arbitrario anche la crescita professionale del consulente. In poche parole intimacy significa offrire al cliente un servizio costruito su misura assecondando ogni singola e specifica esigenza. Ma intimacy è anche un parametro di valutazione del servizio di consulenza da parte del cliente. Valutazione che definisce se verranno aggiunte risorse alla commessa facendola crescere economicamente. “Se non generi intimacy con il cliente, hai fallito uno dei parametri di valutazione”, racconta un consulente. Un legame da cui il professionista dipende per poter portare a casa il risultato.

LONG IDOL

Il long idol è una figura inattiva, in bench (in panchina) da molto tempo, che ha incontrato un punto di non ritorno e non risulta più appetibile per il mercato. Secondo alcune testimonianze che abbiamo raccolto, ci sono aziende che hanno al loro interno un reparto “fantoccio” apposito, non produttivo, per tutti i long idol. Si tratta delle prime figure a rischio licenziamento nel caso in cui la società attraversi un periodo di sofferenza.

PERFORMANCE EVALUATION

Tradotto “valutazione della performance”, si tratta di una pratica per valutare l’operato professionale di un dipendente. In alcune società alla fine di ogni anno, il consulente ha un colloquio di persona con il proprio manager per visualizzare e commentare il raggiungimento o meno degli obiettivi. Gli obiettivi possono essere non raggiunti, raggiunti e superati, ampiamente superati. Il problema è che, secondo alcune fonti, il manager deve assegnare un certo numero di votazioni, anche alcune negative. Così possono esserci casi di valutazioni insufficienti assegnate di proposito senza basarsi realmente sulle prestazioni. 

PIP (People Improvement Plan)

Quando una figura risulta insufficiente nel raggiungimento degli obiettivi, le viene imposto una sorta di programma di corsi da seguire chiamato “PIP” (acronimo di People improvement Plan) per recuperare. Alcuni ci hanno riferito che a volte i PIP non vengono applicati, impedendo al lavoratore di progredire e re-immettersi in pista.

ATTRITION

Nella terminologia aziendale, con il termine attrition si fa riferimento all’abbandono dell’azienda da parte dei dipendenti, che può avvenire in seguito a licenziamento oppure in modo volontario.

CUSTOMER EXPERIENCE

Si definisce così l’esperienza del cliente durante il servizio del professionista. Il lavoratore crea un servizio su misura dell’azienda cliente e in base alla customer experience si viene poi a creare l’intimacy, la relazione con il cliente.

CAPACITY

La possibilità di un’azienda di gestire e utilizzare le sue risorse umane e tecniche a disposizione sulla base degli obiettivi prefissati.

Sara Del Dot, Marta Facchini, Mattia Guastafierro.